Sport e transizione ecologica: strumenti per un binomio vincente


La società contemporanea è ormai arrivata in un periodo in cui la sostenibilità ambientale è un obiettivo da raggiungere senza possibilità di errore: ecco allora che l’industria sportiva, tra le più influenti a livello globale, non può temporeggiare dal fare la propria parte, adottando le soluzioni migliori in base alle singole dimensioni e possibilità dei suoi attori.

“Transizione ecologica” è ormai quotidianamente un punto all’ordine del giorno nei tavoli dei governi, nella scrivania di studiosi e tecnici, nel panel di interventi delle conferenze internazionali. Allo stesso modo, movimenti giovanili, soprattutto, stanno dimostrando il loro crescente interesse per la tematica, adeguando i propri stili di vita e scelte di consumo in direzione di un cambiamento della società per come fino ad oggi è stata pensata. Equidistante dalle scelte strategiche degli Stati e dalle rinnovate abitudini dei singoli, si trovano le imprese, in fin dei conti coloro che nelle modalità di produzione dei beni e di erogazione dei servizi devono da un lato attuare le prescrizioni governative (ma anche coglierne gli incentivi) e dall’altro adeguare il proprio modus operandi alle sempre più ecologicamente consapevoli volontà della società civile, e quindi del mercato. Un profondo cambiamento delle imprese è reso necessario non solo perché della transizione ecologica ne va la loro sopravvivenza nel medio-lungo periodo in termini di risorse disponibili per i propri processi, ma anche la loro sostenibilità di breve periodo: secondo dati Istat ripresi dall’ASviS, le imprese che hanno avviato un processo di transizione ecologica hanno ottenuto un aumento della produttività del 10%, da non sottovalutare in periodi di crisi come quelli che alternativamente si vivono da un decennio. Allora la domanda da porsi è: come le aziende possono attuare questo cambiamento? E, in particolare: in tutto ciò come si inserisce lo sport, settore a cui appartiene una quantità così diffusa in tutto il territorio di “clienti” e di aziende di così diverse dimensioni?

 L’obiettivo di questo approfondimento è allora brevemente presentare alcune soluzioni già adottate nello sport business, partendo dalle criticità che le aziende sportive hanno puntato a risolvere e passando dagli strumenti che hanno utilizzato; per far ciò, si farà altresì un distinguo di esperienze e possibilità tra piccole e grandi aziende sportive, doveroso per la citata grande eterogeneità degli attori dell’industria sportiva.   

ORGANIZZAZIONE DEGLI EVENTI SPORTIVI 

La prima grande criticità che si può analizzare, forse quella che più coinvolge stakeholders da tutto il mondo e in verticale tutta la sport industry, è quella legata alla sostenibilità degli eventi sportivi internazionali. Competizioni come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio coinvolgono in poche settimane centinaia di migliaia tra tifosi e appassionati, atleti e addetti ai lavori, che si spostano in una stessa regione o nazione, assistono o partecipano allo spettacolo sportivo, consumano e interagiscono nella e con la città o le città ospitanti. Per occasioni del genere non può non considerarsi, nella fase di organizzazione e gestione, la mole di emissioni, rifiuti, risorse richieste e consumate. 

A tal proposito uno spartiacque nell’organizzazione dei grandi eventi internazionali (e non solo, come si vedrà più avanti) è avvenuto con le Olimpiadi di Londra nel 2012: esse sono state infatti il primo evento a seguito dello studio per costituire lo standard Event Sustainability Management System, ossia la certificazione ISO20121, accreditamento rilasciato appunto dall’International Organization for Standardization per ogni evento che, seguendo lo schema di gestione Plan-Do-Check-Act, adotterà tutte le misure prescritte per certificarsi come “sostenibile”. Tra queste pratiche certamente rilievo hanno gestione dei rifiuti prodotti, sistema di trasporti per raggiungere le arene sportive, sistemi di misurazione dei consumi per evitare spreco di risorse e tagliare i costi, ma non sono da sottovalutare anche due grandi e di uguale dignità dimensioni, ossia economica e sociale: basti pensare alla piena accessibilità agli eventi per i diversamente abili, alle condizioni di lavoro, alla discriminazione, all’utilizzo futuro delle infrastrutture fisiche e digitali per il tessuto sociale ospitante l’evento. L’innovazione di questa certificazione, unitamente alla sua valenza globale, l’ha portata ad essere diventata ormai basilare per molti organizzatori di eventi; nonostante la stessa ISO riporti che essa “is applicable to any organization or individual – including clients, suppliers and event managers – involved with all types of events, including exhibitions, sporting competitions, concerts, etc., and it is as relevant for small conference meetings as large-scale sporting events”, in Italia è ancora relegata ad esclusivo appannaggio dei grandi eventi. 

A sopperire in parte questa mancanza sono intervenuti vari enti e associazioni, tra i quali certamente va menzionata la partnership tra Ambiente & Salute e Legambiente per la costituzione del protocollo Ecoevents “con l’obiettivo di affiancare e certificare chi intende adottare criteri di salvaguardia ambientale e pratiche di efficientamento nell’organizzazione dei propri eventi”. Dimostrando grande interesse nel far percepire la certificazione come un punto di partenza e non di arrivo, si è pensato di cominciare a diffondere queste pratiche attraverso il settore che più di altri ha la forza di arrivare nelle vite di tutti, ossia lo sport e in particolare il calcio: infatti, già nella presentazione, tiene a sottolineare che “gli eventi sportivi, così come quelli del mondo dello spettacolo e della cultura, possono diventare protagonisti del percorso di crescita della consapevolezza ecologica che è indispensabile per affrontare la crisi climatica in cui siamo tutti coinvolti.” Un protocollo che, quindi, non punta solo ad avere un impatto con la sostenibilità dell’evento in sé ma, tramite esso, in chi partecipa e chi vi entra in contatto.

 Nonostante, come detto, il più completo processo di accreditamento non sia così diffuso, i club, comprendendo l’esigenza di far la propria parte nel processo di transizione ecologica, hanno individuato delle singole criticità che hanno provveduto a risolvere nella gestione degli eventi. 

Accennata anche in precedenza, grande attenzione è riposta nella tematica degli spostamenti degli spettatori per raggiungere lo stadio nel matchday: incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici e di mezzi condivisi punta ad avere come obiettivo contemporaneamente migliorare l’esperienza dei tifosi nel giorno della partita, quindi dando al club la possibilità di potenzialmente aumentare i ricavi da ticketing e correlati, e ridurre le emissioni legate al club; infatti, secondo quando riportato dalla rivista tedesca Kicker e ripreso da Sport Thinking, sulle emissioni che un club contribuisce a produrre pesano per il 60/70% proprio gli spostamenti in auto dei tifosi nel matchday. Questo dato impone certamente un’adeguata attenzione da parte del management, ricercando quindi i migliori strumenti per avviare processi risolutivi relativamente a questa criticità. Tra questi, sembra interessante sottolinearne uno in particolare poiché di applicabilità indipendente dalla dimensione del club: la partnership. Entrando infatti in un ambito in cui non possono avere diretto controllo, i club hanno avviato delle iniziative congiunte con operatori di trasporti sia privati che pubblici: è quello che è avvenuto, per esempio, con la Roma, il Werder Brema e il Palermo; nel primo caso, la società giallorossa ha lanciato il progetto Easy Mobility grazie a 6 accordi con società di sharing di biciclette e scooter elettrici, di ricarica auto elettriche e con app di prenotazione taxi e monitoraggio mezzi pubblici, tutto ciò per mettere a disposizione del tifoso un ampio ventaglio di possibilità per raggiungere lo stadio nel modo più comodo, più breve e più ecologicamente sostenibile. La squadra della città tedesca di Brema ha invece proposto un vero e proprio piano di intervento per la mobilità del matchday: grazie alle partnership con l’amministrazione cittadina e le aziende di trasporti, il biglietto della partita è valido come titolo di viaggio per utilizzare bus, tram e treni cittadini nelle 6 ore precedenti il calcio d’inizio e fino al termine della giornata; oltre a ciò, il club “dell’isolotto sul fiume”(così come è soprannominato per l’originaria posizione dello stadio) ha avviato una partnership con l’azienda di trasporto fluviale consentendo fino a 4mila spettatori di raggiungere e lasciare lo stadio via fiume, un’esperienza pressoché unica per tifosi e non. Per concludere, il Palermo ha invece siglato un accordo con l’azienda di trasporti pubblici per l’implementazione e la gestione di un ciclo parcheggio per mezzi privati e del servizio di bike sharing della città durante il matchday: solo un esempio di una piccola iniziativa con la quale si può cercare di mettere i propri tifosi nelle migliori condizioni per trovare un’alternativa all’auto e innestare in essi l’esigenza di un profondo e necessario cambiamento degli stili di vita verso un presente sostenibile, partendo proprio dal calcio. 

EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI IMPIANTI 

Mentre nel punto precedente si è ampiamente discusso su un tema che riguarda pratiche che città, organizzatori di eventi, club e singoli tifosi e appassionati possono più o meno facilmente intraprendere per dare il proprio contributo alla transizione ecologica, riguardo le infrastrutture dello sport in Italia le criticità sono storiche e di più complessa lettura. È purtroppo noto che dei più di 100 mila impianti sportivi in Italia, secondo quanto riportato da lanuovaecologia, il 60% è stato costruito prima del 1980: queste età non solo impediscono sviluppi in termini sportivi, commerciali e sociali – considerando la centralità sempre più in declino dello sport che non dialoga con il territorio – ma producono sprechi di risorse economiche e ambientali non indifferenti; l’Istituto per il Credito Sportivo ha calcolato che, relativamente al tema energetico, questi sprechi si possono quantificare in 800 milioni di euro all’anno. Nonostante la chiara problematica legata alla burocrazia che rallenta investimenti privati tanto nelle strutture esistenti che nella costruzione di nuove (secondo il report del Team di Lavoro della Lega Serie A, le fasi dell’Iter autorizzativo in Italia sono 7 al pari di Inghilterra e Francia, ma sensibilmente superiori rispetto alle 4 della Spagna e alle 2 della Germania), un cambio di passo è necessario fin da subito per evitare questo sperpero di risorse economiche e produzione delle relative emissioni. Ecco allora che i club hanno pensato di sfruttare alcuni strumenti che adesso verranno brevemente riportati. 

Innanzitutto la già citata partnership; un caso emblematico è certamente quello della Virtus Entella, piccola società dell’hinterland genovese nota agli addetti ai lavori per il suo spirito innovativo che anche in campo energetico ha dimostrato di possedere: essa ha infatti sfruttato il pluriennale rapporto col suo main sponsor – azienda di fornitura di gas, luce e servizi – per portare il proprio stadio ad essere a impatto zero relativamente all’energia fornitagli, ossia essere alimentato da fonti di energia al 100% rinnovabili. 

Un altro strumento che qui vale la pena introdurre è quello relativo ai bonus edilizi che il governo italiano in questi anni sta concedendo, i quali possono consentire anche alle piccole realtà sportive di far parte di questo processo di transizione ecologica, per di più “a costo zero”: infatti il Superbonus, bonus con il quale lo Stato italiano ha “incrementato al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica” e ha aggiunto “la possibilità generalizzata di optare per la fruizione diretta della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante”, comprende tra i soggetti che possono accedervi le ASD e le SSD “limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi”. Nonostante questo sia l’unico intervento “trainante” possibile per il bonus del 110%, a questo i club dilettantistici hanno la possibilità di accompagnare gli interventi cosiddetti “trainati” che possono altrettanto avere un ruolo importante per i loro impianti: tra questi ci sono installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica, di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, ma anche interventi di eliminazione di barriere architettoniche; un esempio di associazione sportiva che ha sapientemente colto questa opportunità è la SSD CAMARO 69: secondo quanto riportato da We Sport, la società che ha in concessione pluriennale l’impianto messinese “Marullo” – Despar Stadium ha ideato un progetto per l’efficientamento energetico dello stesso con la realizzazione di un impianto solare termico composto da 24 pannelli ad altissima efficienza per l’acqua calda negli spogliatoi, di un sistema di climatizzazione con pompe di calore, di pannelli solari per alimentare illuminazione e impianti ad assorbimento elettrico e di una colonnina di ricarica per auto elettriche, “rendendo la struttura quasi del tutto autonoma dal punto di vista energetico e quindi un fiore all’occhiello dello sport messinese totalmente green”. 

Oltre questo bonus statale esistono degli incentivi, anche per le stesse ASD e SSD, ad investimenti green: per esempio quello proposto dall’Istituto per il Credito Sportivo con il Mutuo Verde, ossia un mutuo con particolare agevolazione per “investimenti nell’efficienza energetica degli impianti sportivi già esistenti, risparmio energetico certificato (efficientamento delle bollette e dei consumi certificati), produzione di energia termica a maggiore efficienza, realizzazione di interventi che prevedano l’utilizzo delle fonti rinnovabili, la produzione di energia attraverso sistemi ecocompatibili (fotovoltaico, cogenerazione etc).” 

Per concludere questa panoramica vale la pena sottolineare l’esperienza dalla Johan Cruyff Arena, lo stadio di proprietà dell’Ajax; il club di Amsterdam, dopo averne inaugurato la struttura a metà anni 90’, è più volte intervenuto sulla stessa soprattutto con gli interventi di ristrutturazione del 2017 ma anche con quelli per l’efficientamento energetico della stessa: installazione di pannelli solari e fotovoltaici nella copertura, inserimento di energy storage (grazie alla partnership con Nissan) in alcuni spazi dello stadio così da contemporaneamente aumentare la propria indipendenza energetica nel caso di picchi di richiesta (come nei matchday o nei concerti che ospita)  e, nel caso di non utilizzo dello stesso, cedere al distretto l’energia accumulata, generando anche un profitto per la società e diventando un vero e proprio hub energetico per la città. I suoi interventi di ristrutturazione, oltre che non trovando ostacoli come quelli della burocrazia italiana, sono stati permessi da forti e lungimiranti investimenti sull’infrastruttura; per investimenti di questa portata, i club italiani potrebbero oggi e sempre più in futuro contare su strumenti finanziari dedicati alla transizione verde come lo sono i cosiddetti “green bond”: si tratta di un’obbligazione utilizzata per progetti di ampio respiro in ambito ecologico, come energie rinnovabili e impatto energetico; poiché essi richiedono un’adeguata pubblicità ma anche precisa prospettiva sulla bontà del progetto, i grandi e strutturati player sportivi italiani, una volta superate le barriere già citate, potrebbero sfruttare il grande (e quasi esclusivo) interesse degli investitori per la tematica green così che anche lo sport e l’impiantistica sportiva italiana possano avere uno sviluppo verso sostenibilità ambientale, sociale ed economica. 

CONCLUSIONE 

In questo approfondimento si sono voluti riportare soltanto alcuni strumenti ed esperienze di club, da piccole ASD a top in Europa, che hanno individuato fondamentali aree di intervento per contribuire al perseguimento dell’ampio obiettivo della transizione ecologica, senza dimenticare i benefici in termini di riduzione dei costi e aumento della brand reputation grazie alle proprie pratiche; per cogliere, però, sia gli stimoli provenienti dal mercato che le opportunità offerte dai governi, è importante che un club non solo si preoccupi delle proprie aree tecniche puntando sull’acquisizione del migliore staff e gruppo squadra possibili per raggiungere i risultati sportivi, ma anche del proprio management, avvicinando a sé personalità e competenze che rendano sostenibile e vincente l’intera società. 

Emanuele Mangano, Logosportrend, 11/21

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