Cosa stiamo imparando dal Covid?


UN'ATTENTA OSSERVAZIONE

In questo articolo lo scopo è registrare dei dati e da essi offrire dei suggerimenti per lo sport italiano, a partire dal calcio, e suscitarne altri. 

Le decisioni aziendali non possono essere campate in aria ma devono essere data-driven e questo vale anche per la sport industry. I dati non sono solo numeri nudi e crudi ma anche evidenze che emergono ad un’attenta osservazione, di seguito vedremo alcuni esempi.

Negli ultimi anni, e specialmente negli ultimi mesi con l’epidemia, sono successe molte cose da cui imparare. La questione importante è saper evidenziare i dati di valore e non perdere tempo con gli altri, ma non basta; occorre saperli selezionare, interpretare e gestire, in un mondo sempre più sommerso da essi. Vediamo alcuni dati da registrare e, a partire da questi, alcune proposte che abbiamo lanciato, ma se ne potrebbero pensare tante altre.

ALCUNE EVIDENZE

1) Molte persone sono irritate verso il mondo del calcio, ciò si è reso particolarmente evidente nei mesi scorsi quando si discuteva di ripresa o no dei campionati. Basta andarsi a rileggere certe reazioni sui social o sui principali siti sportivi per cogliere questa insofferenza da parte di tanti.

Anche da ciò si capisce che la passione popolare positiva che avevano gli italiani alcuni decenni fa, espressa anche nella cultura (penso a numerosi film legati al pallone o ad alcune canzoni popolari, di cui “Notti Magiche” è probabilmente una delle ultime espressioni), è oggi molto meno radicata. Non è però sparita e si può riaccendere, come testimoniano tante piazze infiammate dalla promozione della propria squadra locale o dalla vittoria di un trofeo, le tante espressioni nostalgiche di successo, o alcuni tifosi che smettono di seguire il calcio per noia ma poi esprimono il loro senso d’appartenenza verso atleti o squadre locali di altri sport, segno che questo bisogno c’è.

2) Le partite senza pubblico sono uno scempio, hanno sì un valore, ma è evidente a tutti che sono una riduzione dello spettacolo di cui gli spettatori non sono solo la cornice ma talvolta attori, seppure ovviamente non principali, ma concorrono anch’essi a costruire il valore dell’evento sportivo, anche una volta terminato, comunicandone la propria esperienza ad altri.

Questi due primi dati emersi in questo contesto ci devono fare riflettere ed intervenire per capire meglio il valore di un tifoso, che dipende non solo dagli incassi diretti ma dalle sue esternalità (passaparola, interazioni sul web etc.), che influenzano la popolarità a lungo termine dello sport di cui fanno esperienza. Rimando qui all’articolo dove abbiamo provato a indicare da dove ripartire .

PROPOSTE

Un modo per riaccendere l’entusiasmo e la popolarità del calcio italiano, dopo aver riconosciuto il problema, che è fondamentale, è attuare le riforme. Qui la nostra proposta sulla riforma del professionismo  e della Coppa Italia. Le ragioni sono semplici: serve portare interesse in tutto il territorio, la capillarità del calcio infatti è stata la sua forza per affermarsi come sport nazionale, e per fare ciò lo strumento è la squadra locale, quella storicamente riconosciuta come rappresentativa di una città o paese. 

Per questo la Coppa Italia potrebbe essere un volano per valorizzare club e città che da decenni militano in Serie C, D o addirittura più in basso, e che potrebbero finalmente tornare ad ospitare le grandi. E la Serie B allargata darebbe spazio all’ampio bacino del nostro calcio provinciale di esprimersi al secondo livello della piramide, livello percepito come di valore da molti di essi.

LONG RUN

3) E’ emersa una fretta ed un’emotività nel decidere che non ha favorito la ragionevolezza di alcune scelte, penso ad esempio all’interruzione del campionato francese o all’urgenza di stabilire una data precisa di tante manifestazioni in una fase d’incertezza, sotto la pressione dei media. 

Si è passati dal voler annullare tutto subito ed in fretta senza ammettere repliche a crederci ora – mentre scrivo è il 6 Giugno – quasi fuori da ogni rischio e con la pretesa che sia quasi tutto aperto e a regime, ma la verità è che non sappiamo come sarà tra alcuni mesi e dobbiamo avere presenti più scenari, semmai cercando di stimare le probabilità di ciascuno.

Questo mi fa pensare che spesso le decisioni che si prendono nei clubs, leghe e federazioni sono affrettate e con un occhio a breve termine, mentre occorre costruire valore che rimanga. Ad esempio, una proposta valorizzatrice del calcio provinciale, come la riforma della Coppa Italia o la Serie B a 40, deve essere vista in un’ottica a lungo termine: tutte le società medio-piccole di A, della B attuale, e quelle ambiziose di C e dilettanti devono sentirsi direttamente coinvolte, anche se alcune di esse non ne farebbero parte il primo anno. La storia ci insegna infatti che con promozioni e retrocessioni nei prossimi decenni sarebbero tutte coinvolte.

L’alternativa proposta per la riduzione dei club professionistici di una Serie C d’èlite con il ripristino di qualcosa di paragonabile vecchia C2, offrirebbe qualche chance in più alle società di B di salire in Serie A (e di retrocedere in C), e a lungo termine più saliscendi tra una categoria e l’altra. 

Questo porta con sé un fattore positivo, ovvero l’entusiasmo di ogni cavalcata che porta alla promozione in quel territorio, ma anche tante realtà importanti escluse, che anziché essere al secondo livello della piramide rimarrebbero al terzo, quarto o addirittura quinto, portando così meno valore al sistema e forse stancandosi di fare calcio nel territorio, se non a livelli dilettantistici senza ambizioni, perdendo così gradualmente un seguito costruito nei decenni (penso ad esempio a realtà come Treviso, Varese, Messina, Ancona, Taranto e tante altre).

In conclusione, credo che sia importante capire qual è il principale problema di base da risolvere, e noi abbiamo provato ad identificarlo in questo articolo, perché la popolarità è alla base anche di tutto il valore economico costruito nel tempo dalla football industry, così come per gli altri sport. 

Quindi impostare le riforme con un occhio a lungo termine, misurando gli effetti negli anni, qualsiasi esse siano. Siamo un popolo creativo e innovativo, ma occorre avere chiare le ragioni e gli obiettivi per cui muoversi.


Logosportrend, 6/20

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