Il rapporto tra risultati e budget


BASTA SPENDERE PER VINCERE? 

Nel mondo dello sport, così come in diversi altri ambiti, è radicata la convinzione che le squadre per raggiungere i loro obiettivi debbano ricorrere ad importanti investimenti economici. In quest’ottica, eclatanti sono gli esempi di Paris Saint Germain e Manchester City che, prima delle campagne faraoniche guidate da Al-Khelaifi e Mansour, non vincevano i propri campionati nazionali rispettivamente dal 1994 e dal 1968 ed ora rappresentano l’elite del calcio europeo e mondiale. Al contrario, le favole calcistiche sembrano essere sempre più rare, con le avventure di Leicester e Montpellier che sembrano eventi troppo isolati per non arrivare a questa semplice deduzione: più spendi, più vinci. Ma è davvero così? Esiste una relazione diretta tra valore della rosa e risultati sportivi? Ci sono altri elementi altrettanto significativi da considerare? 

LA SITUAZIONE IN SERIE A

Partiamo dall’ultima stagione, che ha visto Spezia e Atalanta come rivelazioni del campionato in relazione alla quotazione della rosa. Se la squadra di Gasperini ci aveva abituato a risultati strabilianti, in pochi avrebbero scommesso sulla permanenza nella massima serie della compagine ligure, che si presentava ai nastri di partenza come ultimo valore complessivo. La rivelazione in negativo è rappresentata sicuramente dal Napoli, che dopo aver rappresentato per quasi un decennio la principale rivale al titolo della Juventus (pur non disponendo quasi mai sulla carta della seconda rosa), nella fase post-Ancelotti non è ancora riuscito a riconquistare quel posto in Champions League che meriterebbe analizzando brutalmente il valore della rosa. Sicuramente un esito diverso del match Napoli-Verona di fine campionato avrebbe portato ad altre conclusioni, ma questa è un’altra storia. 

Esaminando le zone alte della classifica, invece, abbiamo visto trionfare l’Inter dopo il dominio juventino degli ultimi anni. La supremazia bianconera avviata nel 2011/2012 non è stata casuale: il valore della rosa è sempre stato nettamente superiore rispetto alle contender, dato confermato nella stagione appena conclusa, nonostante il quarto posto finale. Eppure, malgrado queste considerazioni, anche la vittoria nerazzurra del 2020/2021 si può ritrovare nei numeri, con un rapporto valore rosa/numero giocatori superiore a quello delle altre 19 squadre in Serie A. Negli anni precedenti, al netto di qualche immancabile exploit (l’eccezione che conferma la regola?), la classifica finale non ha presentato grandissime differenze rispetto a quanto si poteva prevedere sulla carta, in base a queste considerazioni legate al patrimonio “tecnico”. Infatti, nel 2019/2020 il Verona è riuscito a salvarsi (merito principalmente di Mister Juric?) nonostante l’ultimo valore della rosa e l’Atalanta è riuscita a conquistare un posto in Champions mandando il Napoli in Europa League. Eppure, ricordate chi è retrocesso a vantaggio della squadra scaligera? La SPAL che, guarda caso, aveva il quart’ultimo valore della rosa in Serie A. Non troppo differente è stata l’annata 2018/19. Napoli e Atalanta sono arrivate 2° e 3°, nonostante avessero il 4° ed il 7° valore, non consentendo al Milan (3° valore) l’accesso in Champions League. Addirittura nessuna sorpresa nelle zone basse della classifica. 

LA SITUAZIONE NEGLI ALTRI TOP CAMPIONATI

Partendo dalla Premier League, il primo dato in termini economici che balza all’occhio è sicuramente il diverso livello delle rose rispetto al campionato nostrano. Basti pensare che Juve ed Inter, che in Italia primeggiano per distacco, risulterebbero rispettivamente la 6° e la 7° forza del campionato inglese. Quest’anno il Manchester City ha vinto il titolo con non troppe difficoltà, nonostante avesse sulla carta la seconda rosa. Tuttavia, la differenza di valore con il Liverpool è davvero marginale (<4%) e, soprattutto, come in Italia, torna ad essere determinante il rapporto valore rosa/numero giocatori, dove i Citizens primeggiano. Le altre sorprese positive si chiamano West Ham e Leeds, che hanno portato al raggiungimento dell’Europa League per gli Hammers e ad una salvezza più che tranquilla (a soli 3 punti dalle coppe europee!) per gli uomini del Loco Bielsa. I rammarichi principali li hanno sicuramente Tottenham (fuori dalla Champions), Arsenal (esclusa dall’EL) e Fulham (retrocesso a vantaggio del meno quotato Burnley). E negli anni precedenti? Sempre vivo nell’anno 2019/20 il dualismo tra Liverpool e City, sia in termini di valore che di risultati, concluso col trionfo a sorpresa del team di Klopp, a coronamento di un’annata quasi perfetta (ben 99 punti), mentre nel campionato precedente nella lotta a 2 per il titolo ha provato ad inserirsi il Chelsea, con un valore monstre della rosa (principalmente legato agli acquisti di Kepa e Jorginho) ma con scarsi risultati, lasciando lo scettro alla squadra favorita, i Citizens di Pep Guardiola. Nel 2018/2019 è anche da sottolineare l’exploit del Wolverhampton, che da candidata alla retrocessione è riuscita a guadagnare un posto in Europa League. Per info, chiedere maggiori dettagli a Fulham e Torino, rispettivamente retrocessi ed eliminati dai Wolves nei preliminari di EL. 

In Spagna, con l’arrivo del Cholo Simeone la lotta al titolo tra Barcellona e Real Madrid si è aperta ad una terza contender: l’Atletico Madrid. I Colchoneros sono spesso percepiti come l’outsider, non ancora ben integrati nell’elite riservata alle due partecipanti al Clasico. Eppure, i numeri dicono qualcosa di diverso, con l’Atletico che negli anni ha sempre più ridotto la differenza (sempre in termini di valore economico) con le prime due. Il vero miracolo, infatti, il Cholo lo ha compiuto nella stagione 2013/2014, vincendo il titolo con una rosa nettamente inferiore (quotata meno del 50%) rispetto a Blancos e Blaugrana. A posteriori, i nomi presenti nella rosa erano di assoluto livello, ma non ancora sbocciati nell’elite del calcio europeo. Si pensi, ad esempio, ai vari Courtois, Gimenez, Godin o addirittura ad un giovanissimo Lucas Hernandez. Uscendo da questa lotta ristretta ed allargando la valutazione a tutte le compagini della Liga, salta agli occhi un amplissimo gap tra le 3 big ed il resto della compagnia: una differenza tale che lascia poco spazio alle analisi. Non può davvero essere un caso se proprio dalla stagione 2012/13 non si vedono altre squadre nelle prime 3 posizioni della classifica finale. Maggiore incertezza è sicuramente presente nelle zone basse della classifica, dove non sempre la classifica iniziale legata al valore delle rose viene rispettata. La motivazione sembra essere principalmente legata alla bassa differenza tra i valori delle diverse squadre della Liga: si pensi, ad esempio, che nella stagione 2020/2021 ben 9 squadre avevano un valore inferiore ai 100 milioni complessivi. Per contestualizzare ancora meglio questo dato, in Italia nello stesso anno solo Spezia, Benevento e Crotone avevano un valore così basso. 

CONCLUSIONI

Dalle analisi condotte, sembra indubbio che ci sia una stretta correlazione tra valore della rosa e risultato finale. Non può essere un caso la finale di Champions di quest’anno completamente british. Eppure, non è corretto dire ‘più spendi, più vinci’, come se fosse un automatismo. Infatti, sembra che aumentare il valore della rosa possa essere un elemento sufficiente per raggiungere risultati di classifica migliori rispetto alle attese (vedasi Atalanta o Leeds), qualificazioni in posizioni europee insperate (West Ham) o salvezze apparentemente impossibili (Spezia o Verona 19/20), ma solamente necessario per riuscire ad alzare dei titoli. Per raggiungere la soddisfazione di vincere il proprio campionato, è opportuno avere un ottimo rapporto valore rosa/numero giocatori, che è sembrato essere determinante nelle vittorie di City e Inter. Detta così sembrerebbe facile, ma va introdotto almeno un altro elemento: il numero di partite/competizioni giocate. 

Infatti, la partecipazione alle coppe europee o nazionali induce un aumento degli infortuni, una maggiore necessità di turnover ed una minore possibilità di preparare i match, affidando ancor di più a singoli ed episodi le sorti della stagione, richiedendo implicitamente la disponibilità di un maggior numero di calciatori di qualità (e quindi quotati) per ogni partita. Eccezion fatta per i Citizens che rappresentano una vera e propria macchina da guerra, con un roster di primissimo livello sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, non è un caso se la rosa dell’Inter, forse meno ampia di quella della Juventus, abbia avviato la propria marcia in campionato proprio con l’esclusione dalle coppe europee. Si potrebbe quindi dire che per minimizzare i rischi di una mancata vittoria sarebbe sufficiente staccarsi dai competitor per valore della rosa, gestendo una differenza percentuale importante. Ma al di là del rischio finanziario insito in un simile approccio, siamo sicuri che l’obiettivo delle squadre sia solamente vincere e non si abbia il dovere di rendere combattuto il campionato, anche a scapito delle vittorie? Una lega percepita come incerta non aumenta il valore (anche economico) di tutti i club partecipanti?


Marco Potenza, Logosportrend, 7/21

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