Real Madrid - Atalanta ed il futuro del calcio europeo


In serata la Dea cerca l'impresa contro i Blancos. Nonostante i budget diversi, i bergamaschi ci credono, forti della grande prestazione dell'andata, anche se dopo la sconfitta interna la strada è in salita. Vediamo dal punto di vista economico che partita è.

DAVIDE CONTRO GOLIA

L'inedita sfida del Bernabeu  mette di fronte un club che negli ultimi anni ha fatturato stabilmente oltre 600 milioni di euro annui al netto del player trading con picchi vicini agli 800M€ (Deloitte) e l'Atalanta, che ha superato i 100 milioni di ricavi netti solo grazie agli straordinari risultati degli ultimi anni che l'anno portata in Europa ed in Champions, con i conseguenti premi UEFA. Nonostante questa grande differenza di budget, all'andata non si è visto lo stesso dvario sul campo ed i nerazzurri sognano l'impresa. Il presente permette tutto ciò, ma qual'è il futuro del calcio europeo, dei grandi club e delle provinciali?

LE DIFFERENZE ECONOMICHE TRA REAL E ATALANTA

Aldilà delle recenti grandi imprese della Dea, è evidente che parliamo di un caso isolato: Esiste infatti un circolo virtuoso tra ricavi (correlati al budget), risultati sportivi (dovuti ai migliori talenti) e incremento fan base (origine dei ricavi), in conseguenza di ciò il calcio europeo si sta polarizzando sempre di più verso i top clubs, con una fan base internazionale, mentre tutti gli altri, che hanno il valore principale legato alla città o provincia sede del club, non possono competere economicamente a meno di imprese straordinarie, perchè i migliori talenti non se li possono permettere.

L'IPOTESI SUPERLEGA

Per questo nel long run l'idea di arrivare prima o poi ad una Superlega appare l'unica possibile soluzione per garantire interesse e fidelizzazione dei tifosi, e con essi nuovi ricavi, a lungo termine per tutti: I top club potrebbero finalmente giocare per tutta la stagione sfide di alto livello, in un campionato in cui tutti partono da budget paragonabili, stravolti solo da possibili investimenti in stile PSG o City che tuttavia non sono riusciti a distaccarsi dagli altri top europei, e comunque basterebbero regole per evitare divari esagerati. Allo stesso tempo, tutti i club provinciali (ovvero tutti i club ad eccezione dei top 4-5 dei principali paesi europei), che hanno il cuore della propria fan base ancora legata al territorio provinciale o al più regionale, potrebbero finalmente giocare un campionato interessante, dove con fan base e budget paragonabili ci sarebbe spazio per sorprese e imprese storiche in ogni stagione.

I DIVERSI BUDGET E GLI SCONTENTI

Certamente all'inizio i club provinciali attualmente in Serie A dovrebbero rinunciare ad una grossa fetta ricavi, derivante dal fatto che la presenza delle big garantisce visualizzazioni e introiti per tutte le altre, ma alla lunga si potrebbe riaccendere l'entusiasmo e l'interesse generale per il calcio in tutte le città italiane ed europee, che è diventato lo sport più popolare proprio grazie alla sua capillarità che dunque va difesa. Anche società attualmente in Serie B, C o D, con una giusta programmazione ed un lavoro accurato, potrebbero competere negli anni per lo scudetto, un po' come avveniva fino agli anni novanta in tutta Europa, o per lo meno nei campionati più importanti, seguiti e ricchi (Italia, Inghilterra, Spagna, Germania, Francia). Come in tutte le decisioni forti ci sarebbe certamente qualche scontento, ad esempio come definire i top 4-5 club italiani partecipanti alla Superlega? Chi i primi degli esclusi? Impossibile metterli d'accordo tutti. Allo stesso tempo, continuando così, è inevitabile che i divario tra le prime e le ultime cresca, ed un campionato sportivo dove si va verso un calo della competizione prima o poi è destinato a morire per mancanza d'interesse. 


Logosportrend, 3/21

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