Perchè la riforma dei campionati è una necessità


RIFORMA CAMPIONATI

In questi giorni l’ipotesi di una riforma dei campionati ha raccolto molte reazioni contrastanti. Sul nostro sito circa un mese fa avevamo lanciato un’idea molto simile a quella di cui si sta discutendo - link - basata sul fatto che stiamo vivendo una crisi senza precedenti, che avrà grosse ripercussioni anche nel nostro calcio, ed è il momento giusto per provare a migliorarne la gestione, ovviamente con degli scopi ben precisi.

In questo articolo abbiamo provato a delineare le basi della ripartenza, ovvero come ha fatto il calcio a diventare lo sport più popolare e da dove ripartire. Quest’interesse ha radici in tutto il secolo scorso e ha permesso la crescita del sistema, fino a raggiungere i vertici economici degli ultimi decenni, che hanno sfruttato una passione popolare che si era generata durante tutto il novecento in modo capillare su tutto il territorio italiano, anche grazie a squadre presenti in quasi tutte le città ed i paesi.

Dal punto di vista gestionale serve organizzare le competizioni per favorire l’interesse, la passione ed il riaccendersi dell’entusiasmo, che può avvenire solo in modo naturale ma è evidente che un campionato noioso, o con l’esito scontato, o l’assenza di derby per le tifoserie provinciali etc., sono tutti fattori che non concorrono a portare seguito e dunque valore al sistema.

LE ATTUALI LEGHE

Vediamo nel dettaglio alcuni problemi e valori delle nostre leghe e perché la riforma dei campionati potrebbe portare un beneficio al sistema.

Serie A: Non sarebbe toccata direttamente rimanendo a 20 clubs. Riformarla è certamente più complicato, anche se alcuni problemi sono evidenti: la variabilità del campionato è bassa, c’è un divario sempre maggiore in termini di budget tra la prima e l’ultima, molte sfide sono scontate. Piaccia o no, se le regole del gioco ed il trend dei prossimi anni rimarranno questi, nei prossimi decenni si potrebbe andare verso una Superlega europea o mondiale in cui le grandi, quelle con un seguito ed un' identità internazionale maggiori di quelle territoriali, potranno competere tra loro, mentre i campionati nazionali rimarrebbero vivi e unici grazie al seguito territoriale ed alla ritrovata competizione tra città e paesi. Lo scoglio più duro sarà capire chi parteciperà alla lega maggiore, ma se ne riparlerà tra qualche anno o forse decennio.

Serie B: Il campionato piace, ha un seguito variabile in base al bacino d’utenza ma negli ultimi 5 anni la media è stata di oltre 6.500 spettatori a partita. La competizione è stata spesso serrata, anche se il paracadute per le retrocesse dalla A è stato spesso un fattore decisivo che ha permesso alle stesse di lottare subito per la promozione, così come in vari casi, con pochi ritocchi, negli ultimi anni chi è salito dalla C ha fatto il doppio salto (Carpi, Frosinone, SPAL, Parma, Lecce…), a testimonianza del fatto che molti top club di C potrebbero già competere nella serie cadetta. L’allargamento a 40 squadre permetterebbe la nascita di una lega forte, competitiva e con il meglio del nostro calcio di provincia, che verrebbe così valorizzato, potendo esprimersi a buoni livelli. Nel tempo questo porterebbe interesse e seguito sempre maggiori, partendo da questi territori. Nonostante i 40 clubs, la media spettatori non calerebbe granchè neanche all’inizio o addirittura potrebbe rimanere costante, perché dalla C sarebbero parecchi i club ad alzarla. E così l’interesse delle TV che segue di pari passo l’audience e dunque il bacino, che determina le visualizzazioni.

Serie C: L'attuale terza serie, organizzata dalla Lega Pro, è percepita come una palude da cui uscire per molti, e nonostante un interesse in crescita negli ultimissimi anni e un campionato competitivo e appassionante in termini di imprevedibilità, non è sostenibile. Occorre perciò trovare una soluzione ai centinaia di fallimenti degli ultimi decenni, con un alta percentuale in terza e quarta serie (ex.C2). Il semi-professionismo appare l’unica soluzione fattibile, a meno che non si riesca a ottenere fondi maggiori dal vertice della piramide (Lega A o scommesse sportive), strada quest’ultima improbabile. Certamente il numero di clubs professionistici è molto elevato (solo in Inghilterra è superiore, eppure le leghe spagnole e tedesche non sono meno ricche delle nostre) e quasi tutti sono d'accordo con una riduzione, ma è altrettanto vero che la storia e la tradizione di tanti nostri clubs provinciali può essere meglio valorizzata con un livello alto della piramide.

LND: Sicuramente un grosso problema è la tutela dei tesserati che, con poche eccezioni, non hanno contratti che gli garantiscano paghe ben regolamentate. Stesso problema con le sponsorizzazioni, che sono tuttavia la linfa vitale del sistema in quanto garantiscono la percentuale più alta dei ricavi dei clubs LND (oltre 60%, Report Calcio FIGC 2017). D’altro canto, in questa situazione di crisi se si vogliono tutelare i tesserati bisogna prima salvare i clubs. Ci limitiamo a segnalare che trai dilettanti non ci sono solo realtà giovanili e senza tifosi ma, specie in Serie D ed Eccellenza, ci sono decine di società che hanno un seguito rilevante, seppure locale, e non parlo solo delle grandi piazze fallite (Palermo, Foggia, Mantova, Lucchese, Savoia, Messina, Acireale, Licata, Latina, Foligno, Pro Sesto, Legnano, Campobasso, Sassari Torres, Grosseto, Turris, Taranto, Cerignola, Nocerina, Sorrento, Chieti, Prato, F.Andria, Akragas, Varese, Treviso, Ancona, Siracusa, Lanciano, Matera, Brindisi, Giulianova, Massese, Forlì, Barletta, Derthona, Pavia....e l'elenco potrebbe continuare). Questo bacino si potrebbe valorizzare in tanti modi, ad esempio facendo un bando per trasmettere i match più seguiti con mezzi all’avanguardia. Oppure puntando sulla simpatia e la goliardia di una rubrica sulle sfide locali, sui social infatti spopolano le pagine "ignoranti" e si potrebbe valorizzare anche questo aspetto.

RIFORMA LND

E’ attualmente in corso una petizione su change.org - link - che vorrebbe rendere la D e l’Eccellenza semi-professionistiche, e regolamentare i contratti anche dalla Promozione in giù in modo certosino. Noi ci sentiamo di sostenerla in toto, a patto che si dia priorità a salvare i nostri clubs che altrimenti non potranno più garantire tutele ai tesserati.


Logosportrend 5/20

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