Conviene modificare radicalmente la piramide del calcio Italiano?


In questa fase drammatica, in cui prevalgono paura e incertezza per il futuro, continuiamo a parlare di sport. Perchè? 

Oltre ad andare a fondo di quello che sta succedendo credo che sia giusto che ognuno continui a fare il proprio mestiere. Inoltre lo sport, oltre a far risparmiare miliardi alla sanità, è un importante veicolo sociale, che potrebbe svolgere un ruolo decisivo nell'unire, nel ritornare alla vita, e perchè no anche ritrovare un po' di sana competizione, che se non viene esercitata nel gioco tante volte si riversa in altre situazioni. 

RIACCENDERE L'ENTUSIASMO

In questo articolo mi concentro sul cercare un nuovo format alle principali categorie del nostro calcio, lo sport più seguito in Italia, perchè per tanti è grazie a campioni o alla squadra del cuore che è nata la passione per lo sport. L'obiettivo è ritrovare questa passione e popolarità, sapendo che essa è il motore per portare nel tempo maggior valore economico ai club, e quindi sostenibilità al sistema.

Ecco una prima proposta, che sarebbe piuttosto innovativa, e a seguire le ragioni:

La vera svolta sarebbe una Serie B allargata. Perchè? In Italia ci sono 107 province, quasi tutte hanno una squadra di calcio e ci sarebbe così spazio per esprimersi a buoni livelli, senza contare i comuni appassionati e con una squadra seguita. Inoltre ci sono numerose piazze di tradizione finite in categorie inferiori, e la Serie C è un bagno di sangue, mentre in questo modo sarebbe alleggerita dal semi-professionismo. Un format di questo tipo è già realizzato in Italia con buon successo di pubblico in uno sport ad oggi meno seguito come la pallacanestro, che tuttavia riesce a far esprimere in questo modo un attaccamento in diverse realtà territoriali.

GRANDI POTENZIALITA'

Nella terza Serie 2019/2020 ci sono ben 10 clubs con oltre 5.000 spettatori a partita (Cesena, Vicenza, Modena, Reggiana, Padova, Triestina, Bari, Reggina, Catania, Ternana) e probabilmente altri che raggiungerebbero questa cifra nella categoria superiore. Anche nei dilettanti sono finite parecchie società importanti. Certamente per tutte queste società una Serie B con la possibilità di sognare la massima serie sarebbe più adatta, ed aiuterebbe ad appassionare i tifosi di queste città, portando valore e interesse alla serie cadetta. La prima sarebbe promossa in A e la terza promozione tramite playoff incrociati trai due gironi.

La Serie A e la Serie C rimarrebbero con l'attuale format, con la differenza che la terza serie diventerebbe semi-professionistica, più sostenibile, e potrebbe prevedere ripescaggi per i club di Serie D che lo richiederanno, per raggiungere il format di 60. Stesso discorso per la quarta serie.

Per quanto riguarda i ripescaggi, l'attuale criterio prevede di valutare classifica, tradizione sportiva (intesa come partecipazione ai campionati) e media spettatori ultimi anni, e mi paiono criteri intelligenti, a patto che si definiscano chiaramente. Devono poi essere considerati gli impianti, tenendo però conto che molte nostre realtà hanno stadi obsoleti. L'importante è definire i criteri in modo chiaro e univoco.

L'attuale crisi porterà a fallimenti, ricorsi e contro-ricorsi. Ormai siamo esperti. Questo format soddisferebbe molti, liberando 20 posti in seconda serie che tra le altre cose eviterebbero il fallimento di molte società di Serie C, e allo stesso tempo senza penalizzare la stessa Lega Pro che avrebbe sì un bacino d'utenza probabilmente minore il primo anno, ma terrebbe il suo format a 60 e sarebbe finalmente premiata col semi-professionismo e potrebbe così iniziare un percorso di crescita importante. Dalla Serie D in giù il format rimarrebbe essenzialmente lo stesso, ovviamente fallimenti permettendo, con l'eccezione di qualche gradito ripescaggio per completare gli organici superiori.


Logosportrend, 4/20

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